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09/01/2017  - Nota del presidente della IV Sezione famiglia dott. Francesco Mazza Galanti
Avendo avuto modo di leggere, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, alcuni articoli di stampa che si riferivano all’ordinanza in materia di mensa scolastica emessa da uno dei magistrati della Sezione da me presieduta, posto che i suddetti articoli non hanno, a mio avviso, esposto con sufficiente chiarezza il contenuto del citato provvedimento, ritengo opportuno che esso sia pubblicato per esteso in modo che ogni persona eventualmente interessata all’argomento possa farsi, in piena autonomia, la sua opinione sulla vicenda in questione.
Tengo, peraltro, a sottolineare che non corrisponde a verità il fatto che il Tribunale avrebbe affermato il diritto dei genitori di scegliere per la propria figlia tra la refezione scolastica ed il pasto domestico (da consumarsi a scuola nell’orario destinato alla refezione). Sul punto il Tribunale si è limitato ad osservare che, risultando pacificamente dagli atti che la figlia dei ricorrenti non usufruiva più del servizio di ristorazione dell’istituto scolastico ma veniva dotata dai genitori di un pasto preparato a casa da consumarsi all’interno della scuola, era evidente che l’istituto scolastico aveva consentito ai genitori di effettuare tale scelta. Conseguentemente, essendo il diritto invocato già esercitato nei fatti, non vi era interesse ad agire in via di urgenza per l’affermazione del suddetto diritto. In altre parole, in assenza di un danno grave e irreparabile (il c.d. pericolo nel ritardo) in danno della minore in questione, è stata rigettata la principale domanda rivolta al Tribunale.
Va altresì precisato che, in relazione alla ulteriore richiesta dei genitori ricorrenti di assumere provvedimenti in merito alle concrete modalità organizzative attraverso cui consentire, all’interno della scuola, il concreto consumo del pasto casalingo, il Tribunale ha dichiarato la propria carenza di giurisdizione. E’, infatti, pacifico che tutto quanto riguarda le concrete modalità di organizzazione e di erogazione dei servizi scolastici rientra nell’attività discrezionale della pubblica amministrazione. Ciò significa che, eventualmente, ove i genitori non siano soddisfatti di come la scuola consente alla figlia di consumare il proprio pasto all’interno dell’istituto, essi potranno rivolgere le proprie doglianze al Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.).
In definitiva, contrariamente a quanto si poteva comprendere dagli articoli di stampa, il Tribunale di Genova non ha “accolto” ma ha “respinto” le domande dei ricorrenti, compensando le spese di causa stante la novità della questione.

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